9 curiose abitudini che ho ereditato dalla Cina

All’alba di un nuovo trasferimento (e ne ho vissuti parecchi in questi anni) mi sono spesso sentita dire: “Quando si va in un nuovo paese, si devono prendere nuove abitudini”. Mi sono però accorta che anche dopo aver lasciato il paese proprio alcune delle abitudini acquisite per adattarsi a quel nuovo ambiente siano rimaste. Se non tutte, perché no, alcune.

Quelli di cui vi parlo sono modi di vedere e di agire che hanno scolpito la mia vita quotidiana in Cina e che ben si adattano a questa realtà (di certo meno a quella italiana, salvo con conseguenze tipo il farsi investire per attraversare una strada -> vedi punto 4). Tuttavia non c’è modo di ambientarsi davvero senza adattarsi. Perciò eccovi una carrellata di abitudini comuni in Cina che all’inizio trovavo un po’ strane, ma che mi hanno aiutato a vivere meglio in questo paese.


9 abitudini apprese dopo un anno di vita in Cina

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1) Considerare la domenica un giorno qualsiasi della settimana

In Cina non cambia nulla: la domenica vado a fare la spesa, prendo l’autobus e faccio esattamente quello che farei in qualsiasi altro giorno della settimana (con l’esclusione dell’andare all’università). La stragrande maggioranza della gente infatti lavora sette giorni su sette. Peraltro la Cina non è un paese cattolico e la domenica non viene santificata. La religione più diffusa è il buddismo, anche se non esiste una celebrazione equivalente a quella eucaristica per i credenti buddhisti la domenica.


2) Contare i piani dei palazzi partendo da uno

Strano vero? In Cina il piano zero ha presumibilmente un significato poco auspicabile, quindi si considera il pianterreno come primo piano. Così finisce che io dico di abitare al sesto piano, anche se per raggiungerlo faccio solo cinque piani di scale (vi ricordate l’ascensore? Non è mai stato terminato, chissà per quanto tempo ancora rimarrà inutilizzato).


3) Urlare per ordinare al ristorante

E’ rito che a tavola si parli a volume piuttosto alto (sensibilmente più alto di quanto siamo già abituati a fare noi italiani), ragion per cui le persone, per attirare l’attenzione, di regola urlano in direzione dei camerieri. Non mi ritengo particolarmente rumorosa, ma in casi estremi si tratta quasi di una questione di sopravvivenza: a volte la coda di gente che aspetta per un posto a tavola o per ordinare è talmente pressante che si ha solo il tempo di un brevissimo scambio di battute col cameriere. Che include generalmente due monosillabi: 点菜 diǎncài (ordinare), 加菜 jiācài (aggiungere qualcosa all’ordinazione), 买单 mǎidān (pagare il conto). Il resto è superfluo e non sono solo le condizioni del momento a dettarlo, ma la lingua cinese stessa, capace di riassumere concetti densi di significato in bisillabi.


4) Farsi scudo dei passanti attraversando la strada

Con la marea di gente che si muove ovunque nelle grandi città, la cosa non risulta poi così difficile. Le condizioni di traffico in Cina sono però anche molto diverse da come le conosce chi non è mai stato in Asia: ergo, non solo decisamente più selvagge, ma diciamo pure senza regole. Di conseguenza sono diventata una maestra dello sgarro nell’attraversare la strada col rosso e con tanto di macchine in arrivo, rassicurata dal fatto che non sono quasi mai da sola a prendere l’iniziativa (mamma se stai leggendo non ti preoccupare che vedo di tornare a casa intera). In mancanza di cotanta moltitudine di gente, ma ovviamente già di per sé, intraprendere azioni del genere in Italia o in un qualunque paese dove si veda applicare un codice della strada, può rivelarsi decisamente un atto kamikaze.


5) Superare in coda senza battere ciglio

Ho sviluppato un istinto di sopravvivenza per mantenere la posizione in fila, dove, se non scavalco per forza la gente, almeno evito di farmi superare a mia volta. E’ un atteggiamento comune, dalla coda al supermercato a quella all’aeroporto: la gente non si attiene più alla regola d’oro del “chi prima arriva meglio alloggia”. Quindi ho deciso anche io di farmi meno problemi a riguardo e, per dirla con un detto cinese, “quando sono a Roma, faccio come i romani”.


6) Mangiare con le bacchette

La conseguenza inevitabile dell’aver tanto sudato per imparare a maneggiare questi dannati stecchini, è che ora faccio proprio fatica a farne a meno. Li trovo addirittura più comodi di coltello e forchetta, specie quando si tratta di dare l’assalto a certe pietanze, come il pesce o gli spaghetti.

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7) Gettare la carta igienica a lato del gabinetto

Mica per terra, cosa credete? 😉 In Cina c’è sempre un secchiello o comunque un pattume a lato del water, dove all’utente di turno si palesa il poco consono spettacolo di coloro che hanno usufruito della toilette prima di lei/lui. In città del calibro di Pechino è una misura d’obbligo per evitare lì intasamento delle tubature di scarico e delle fognature.


8) Contrattare per un prezzo più basso

Non è tanto per voler cercare di risparmiare a tutti i costi, quanto piuttosto per l’idea insita che qualsiasi prezzo venga fatto ai clienti stranieri sia in realtà una fregatura per spillare soldi. Una risposta quasi automatica ai tentativi, tutt’altro che rari da parte cinese, di vendere roba a prezzo più caro ai foreigners.


9) Fotografare il cibo prima di mangiarlo

Pessimo lo so, ed è proprio una cosa che fanno tipicamente i cinesi. Il colmo è stato quando una volta, a tavola con amiche cinesi, mi sono trovata a cercare qualcosa telefono alla mano, per accorgermi che le foto di quello che stavamo mangiando erano già belle e postate su Wechat da almeno una di loro! La mia non è una mania di condivisione, piuttosto una abitudine ogni volta che mangio cose inusuali o che hanno anche solo un aspetto interessante (in Cina è spesso il caso).

E voi? Avete ereditato abitudini particolari dopo i vostri viaggi all’estero?

Author: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi.

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