Essere italiani all’estero: la mia storia

E’ vero che noi italiani all’estero riusciamo sempre a farci riconoscere?

Non so voi, ma viaggiando a me spesso riesce di riconoscere i miei compatrioti quando li incontro. Un po’ per l’accento tipico, per la caratteristica parlata a volume alto o a volte per i lineamenti fisici. Ma gli italiani all’estero (soprattutto i turisti) hanno anche qualcosa che vuol mostrare al mondo il fatto che vengano dal Bel Paese, qualcosa che vuol farli sentire a casa anche altrove e rendere gli altri partecipi delle loro origini.

Ora è chiaro che non siamo tutti uguali nel nostro modo di porci e di comportarci all’estero. Non sempre l’italiano schiamazza, ama circondarsi di suoi conterranei e sfoggia una parlata dall’accento inconfondibile. Attenti a non farvi trascinare dai soliti luoghi comuni nè tantomeno dalle apparenze, specie nel nostro odierno mondo globalizzato. Se gli italiani davvero si contraddistinguono per qualcosa, questo è molto probabilmente il legame che hanno col cibo e con, è proprio il caso di chiamarla, la cultura culinaria del nostro paese.

All’estero da italiana: la mia esperienza

Nelle mie esperienze di studio e lavoro all’estero ho condiviso casa e pasti con persone da tutto il mondo, ma non ho mai visto nessuno (includo anche me stessa nel numero) che come noi desse tanto valore a ciò che si porta in tavola e soprattutto a come lo si cucina! Ricordo ancora il mio shock all’arrivo a Berlino agli inizi dell’Erasmus, quando i primi ragazzi tedeschi che conobbi mi chiesero se era vero che, per vedere se gli spaghetti fossero cotti, se ne dovesse tirare uno contro il muro. Quella del lancio della pasta come prova cottura è una leggenda con cui mi sono scontrata più volte durante i miei soggiorni in Germania. Tuttavia non ho mai avuto la sfortuna di vedere qualcuno sperimentarne dal vivo la dubbia efficacia.

Molte volte ho sentito storie di questo genere oppure ho visto “deturpare” il modo in cui si cucina e si gusta una pizza o un piatto di pasta. Lì ho dovuto riconoscere di avere io stessa un certo orgoglio recondito per le mie radici. Come quando, durante una cena internazionale, ho fatto pasta al pesto per tutti e mi sono vista gli amici condirla con una spruzzata extra di ketchup “per darle sapore”! Ecco, gli italiani all’estero sono coloro che in genere più degli altri si sentono in dovere di difendere la buona cucina, o meglio, la cucina italiana come la tradizione comanda!

Ora sono due anni che mi sposto frequentemente da un paese all’altro e più di quattro in cui ho iniziato a vivere all’estero: ormai gli sgarri di questo tipo non offendono più di tanto il mio presunto orgoglio natio. Ciò nonostante rimango convinta che non esistano più grandi estimatori (e castigatori dei torti al buon gusto) degli italiani al primo impatto con la realtà in terra straniera. Perchè si sa, l’adattamento è un processo graduale, per cui anche gli irriducibili iniziano ad accettare la realtà dei fatti: vale pur sempre il detto “paese che vai, usanze che trovi”. Così magari scopri che la pasta con l’ananas è commestibile o che il pesto non sia poi tanto male neanche spalmato a mo’ di salsa su un panino.

Coltivare l’italianità all’estero

pasta-abendPur accettando compromessi in ambito culinario, c’è una percentuale di italianità che non mi abbandona mai anche oltre confine. Ci sono determinate cose che fanno ancora parte del mio modo di essere all’estero e che vedo legate alla cultura italiana da un unico denominatore comune: il cibo! Tra queste non manca ad esempio il piacere di avere ospiti a cena o amici con cui condividere due chiacchiere davanti a qualcosa di appetitoso, non importa cucinato da chi o di che paese.

Per noi italiani il cibo non solo è vita, ma è società: siamo impregnati di un tale amore per la cucina e per lo stare insieme, ma in un modo di cui ci rendiamo conto solo in un contesto dove dagli altri non viene preso altrettanto sul serio!

Author: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi.

2 Replies to “Essere italiani all’estero: la mia storia

  1. ciao Fiorella,
    sono anni che vivo all’estero, prima Olanda ed ora le Filippine. Concordo sul pensiero del cibo, siamo orgogliosi del nostro livello culinario, un vanto culturale che volente o nolente cerchiamo di sfoggiare sempre.
    Pero’, permettimi una critica: quando ho letto il titolo mi aspettavo un articolo ANCHE anedotti sul cibo italiano, ma non SOLO sul cibo italiano.
    Essere italiani all’estero e’ ben oltre quello, non siamo solo cibo e toni alti(cosa accennata). Un italiano all’estero lo riconosci per il modo di vestire, il modo di comportarsi, da tante mille sfaccettature. L’italiano all’estero e’ il piu’ amato ed il piu’ apprezzato. Romantici avventurieri alla ricerca di un vino pregiato e testardi sbruffoni con il vizio della chiacchiera.
    Scusa se mi son permesso, ma da “collega” (inteso come expat) ci tenevo a sottolineare come ci sia di piu’ del cibo nella vita di un italiano all’estero che la gente , con le stesse intenzioni di espatriare che abbiamo avuto noi, deve sapere.
    Comunque, complimenti per il sito 🙂 e in bocca al lupo!

    1. Ciao Cristiano,
      ti ringrazio molto per il commento. Sono d’accordo con te sul fatto che ci sia molto di più del solo cibo nella vita e nel modo di essere di noi italiani all’estero. Mi spiace se il titolo ha suscitato in te aspettative diverse dal reale contenuto dell’articolo. In realtà non avevo la pretesa di esaurire il tema, ma solo di affrontarlo dal punto di vista della mia personale esperienza, che è stata nettamente incentrata sul cibo. Probabilmente questo è dipeso sia dal mio modo di essere e di relazionarmi con gli altri che dal tipo di contesti in cui ho vissuto. Io fatico ad essere “inquadrata” come italiana all’estero: parlo poco, vesto male e altre cose che ci riporterebbero ai tipici cliché di cui sopra 😀 Nel mio caso è stato l’amore per la cucina a riconnettermi sempre con le mie radici e a “identificarmi” come italiana. Se si è trattato di un discorso parziale è per il fatto che ho parlato solo per ciò che ho provato io stessa 🙂 Ancora grazie e un caro saluto!

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