7 declinazioni del verbo “viaggiare”

Sono passati 10 anni da quando ho iniziato a viaggiare sulle mie gambe. Da allora ho fatto un mare di esperienze, conosciuto una dose consistente di culture e genti diverse, sperimentato molteplici declinazioni di un’unica realtà.
Viaggiare mi ha dato tantissimo: ha cambiato il mio modo di vedere, di vivere il mondo e di approcciarmi al diverso da me.

Turisti vs. Viaggiatori?

Più volte mi sono soffermata sulla differenza tra questi due termini, che credevo sostanziale: turista e viaggiatore. Come ci si identifica nell’uno o nell’altro? Esiste davvero una differenza sensibile?

Se siete familiari con questa fantomatica distinzione, allora saprete che il turista viene inteso come colui che si prenota la classica vacanza, magari in agenzia di viaggi: va, fotografa, compra souvenirs e torna a casa, orgoglioso di poter mostrare agli amici ciò che ha visto. Nell’immaginario collettivo il viaggiatore è invece concepito come un vagabondo, bazzica per ostelli e luoghi da strada, parte da casa per tornare forse mai più, con un enorme zaino in spalla e pochi soldi in tasca.

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Cosa vuol dire viaggiare

Per me si tratta di una distinzione superata, che non ha più molta ragione di esistere e che non fa che alimentare generalizzazioni e pregiudizi. Ora vi dico ciò che secondo me fanno entrambi: si spostano con una meta più o meno definita, con scadenze di soggiorno più o meno lunghe, ma sono probabilmente animati dalla stessa ricerca di aria nuova e distacco dal mondo che ci circonda quotidianamente. Chiaro esistono infinite gradazioni di comfort e adattabilità in viaggio, e ognuno di noi parte e soggiorna in base ai propri standard e al bugdet che ha a disposizione. C’è chi le proprie finanze le investe in comodità e lusso, altri che le soppesano per rendere il viaggio più lungo.

Io sono un po’ entrambi: ci sono posti in cui faccio  volentieri anche turismo, ad esempio nelle grandi città. Qui è infatti relativamente più facile toccare le mete di interesse collettivo, facendo visite, foto e (immancabile nel mio caso) assaggi di cibo locale.

Lantau Island, Hong Kong
Me medesima ai piedi della grande statua di Buddah sull’isola di Lantau, Hong Kong

Non mi vanto di essere una viaggiatrice che ha provato esperienze estreme, ma girando ho senz’altro conosciuto gente che ha condiviso con me mirabolanti racconti di vita sulla strada e alimentato la mia voglia di continuare a viaggiare.


Perchè viaggiare?

Per me ci sono infinite ragioni che possono spingere a fare una valigia/ uno zaino / riempire le sacche di una motocicletta / caricare i propri averi a dorso di mulo e partire, così come svariati modi di intendere un viaggio.

Negli ultimi anni ho vissuto in paesi molto diversi (ItaliaGermania, Cina, Costa Rica, Nicaragua) e nonostante abbia messo radici per un po’ in ognuno di essi, ho sempre cercato di cogliere le occasioni che mi si presentavano per partire (andando a trovare amici all’estero o semplicemente girando, da sola o in compagnia) o di crearmene io stessa.


7 significati del verbo “Viaggiare”

Ecco ciò che trovo più stimolante nella prospettiva di staccare dalla routine e ripartire, ciò che mi spinge a cercare di vedere con i miei occhi nuovi angoli di mondo e lasciarmi affascinare da meraviglie sconosciute. Per me viaggiare è sinonimo di:

1) Vivere

Il viaggio è un momento in cui per vari motivi si sceglie di fare una pausa, di allontanarsi dal proprio mondo alla ricerca di qualcosa. Il valore che do al viaggio è l’opportunità di potersi godere la vita, nel significato più primordiale e autentico del termine: meno valore alla materialità, alla civilizzazione e ai cardini della tradizione (festività, ricorrenze e obblighi che ci legano: regali, cortesie verso il prossimo).  Il tutto senza dimenticarne il valore, ma riuscendo a svincolarsene o smettendo di sentirli come un obbligo.


2) Conoscersi

Torno al punto precedente in cui parlo del distanziarsi dalle abitudini frutto della nostra cultura di origine e dai modi di fare condivisi. Non vuol dire affatto abbandonarli, ma renderli elastici, adattarli all’ambiente in cui ci troviamo, ma soprattutto rendersi conto di quanto siano relativi.

Capire cosa ci rende quello che siamo è un ottimo punto per renderci conto di come realmente ci presentiamo e come forse vorremmo essere, nonchè per iniziare a lavorare sulla nostra idea di vita. Viaggiare è un modo per crearsi un nuovo inizio e soprattutto per sviluppare sensibilità verso chi ha un background culturale diverso dal nostro.

Quando incontriamo qualcuno in un paese straniero (sebbene non si viaggi solo lontano, ma anche stando vicino a casa) possiamo fare esperienza di comportamenti, aspettative, modi di pensare che non sono uguali ai nostri. Per questo conviene spogliarsi di abitudini e pregiudizi ed essere pronti ad accogliere nuovi concetti sulle realtà che esploriamo.


3) Emozionarsi

Suonerà come l’acqua calda forse, ma un viaggio regala davvero emozioni. Che siate in solitaria (cosa cui pochi si attentano, ma che offre molti spunti di crescita ed è tutt’altro che noioso) o in compagnia, viaggiare apre nuovi orizzonti, anche solo se si tratta di andare in cerca di panorami mozzafiato.

Qui voglio ribadire il fatto che per viaggiare è sufficiente uscire dalla porta di casa: basterebbe anche solo esplorare nuove zone nei vostri dintorni e rimanere in Italia, nel vostro circondario. E’ lo spirito con cui ci si approccia a queste scoperte che conta, e la curiosità che spinge a conoscere il mondo in cui viviamo, sia esso vicino o lontano.

➡ Donne di tutte le età che state leggendo, se non lo conoscete già vi segnalo Viaggio da sola perchè, un entusiasmante progetto che sostiene moralmente e intellettualmente tutte le donne che sperimentano il viaggio in solitaria o che vogliono approcciarvisi. Un gruppo che vi darà la carica!

Montagne Menyu, Qinghai
Su una montagna vicino Menyu, nella Cina del nord, dove le uniche forme di vita oltre a noi erano pecore

4) Imparare

Dalle brutte esperienze, ma ovviamente anche dalle belle, si possono trarre utili lezioni di vita. Questo non è un semplice stereotipo, bensì un dato di fatto. Dalla miniera di racconti di (dis)avventure da condividere con gli amici (di persona o sul web), allo sviluppo di un nuovo modo di affrontare la quotidianità: vedere il nuovo come opportunità e iniziare a dare valore alle proprie scelte, perchè sono queste che in varia misura cambieranno il nostro quotidiano e pian piano anche la nostra vita.


5) Cambiare

Quando sono partita ero convinta che sarei tornata diversa. Certi cambiamenti sono prevedibili, altri no. Ad esempio, avevo sì messo in conto che la mia dieta sarebbe cambiata, ma non pensavo di trovare cibo così buono o sviluppare un così grande appetito per le cucine straniere. Di per contro, ora ho però difficoltà a convivere con certe tendenze della cultura italiana, come l’importanza e l’ostentazione di certi beni materiali, o come il conservatorismo, che poco lascia muovere la nostra società verso un futuro che altrove in Europa è già arrivato.


6) Mettersi alla prova

Ogni viaggio presenta delle sfide: una cultura diversa, cibo nuovo e potenzialmente scrauso, lingue e abitudini che inizialmente non vi saranno familiari, se non magari incomprensibili. Sta a voi riconoscerle e vedere se accettarle. Il fatto stesso di trovarsi oltre la nostra zona di comfort fa scattare un istinto di sopravvivenza che mette i sensi all’erta. Non abbiate però paura di mettervi in gioco, un viaggio regala sempre qualcosa. È un’esperienza che fa crescere.


7) Creare

Davvero? Alla grande! Il mondo è pieno di possibilità e non è stando a casa che ce ne accorgeremo!In giro (o anche dietro casa 😉 ), vuoi per diletto o per necessità, si possono creare legami importanti, opportunità per una carriera futura, occasioni di guadagno date da un’idea che magari avrete condiviso con il vostro compagno di aereo o di stanza in ostello.

Il magnifico panorama dalla terrazza dell’ostello sulla foresta

Durante il mio ultimo viaggio a lungo termine in Costa Rica ho avuto occasione di fare molte esperienze di volontariato diverse, tra cui cimentarmi come web specialist! Ebbene sì, ho rimesso a nuovo il sito web di un ostello traducendolo in più lingue. Prima di mettermi alla prova non ero sicura di esserne realmente capace, ma fortunatamente mi sono dovuta ricredere!


Conclusioni?

La parola d’ordine è: muovetevi!

Leggete, informatevi e andate! Che sia un giorno o un anno, partire è una condizione mentale che scatena un putiferio molto prolifico nella vostra testa. Se non siete amanti dei viaggi, alla peggio avrete guadagnato un po’ di sana conoscenza del mondo: non può dire di conoscerlo chi non ha mai guardato oltre il proprio orizzonte.

E per voi che cosa significa viaggiare? Ditemelo nei commenti!

Author: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi.

8 Replies to “7 declinazioni del verbo “viaggiare”

    1. Ciao Giordana, non è una definizione ma una descrizione volutamente provocatoria che secondo me rispecchia un pregiudizio diffuso.
      La differenza tra turisti e viaggiatori per me rappresenta solo uno stereotipo, che (se non è chiaro) ho cercato brevemente di smontare.

  1. Verissimo quello che hai scritto sulla difficoltà di convivere con certi (tanti) aspetti della cultura italiana una volta tornata da un viaggio più o meno lungo. Lo shock culturale al contrario è tremendo perché poi ti devi “riabituare” a vivere in Italia! 😥

    1. Ciao Martina, hai ragione! E’ dura adattarsi ad un ambiente culturale nuovo, ma anche tornare a vivere in un ambiente familiare dopo aver sperimentato una cultura diversa! Grazie del tuo commento, un caro saluto

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