La paura di vivere

Ho notato che quando sono in cammino da qualche parte mi sento automaticamente leggera, rilassata, come se non avessi più un peso sul cuore, ma proiettata verso la mia destinazione. In viaggio sono tutta per me stessa.
Sarà per questa dimensione onirica forse che un giorno di qualche mese fa, mentre ero in viaggio da Francoforte a Stoccarda, ho pensato a quanto fossi felice di essere proprio lì in quel momento. Di colpo mi sono sentita tremendamente grata della piega che ha preso la mia vita. O di dove sono riuscita a portarla, se vogliamo dare un po’ di risalto al mio orgoglio.

Gendarmenmarkt

Sarà così che mi sono trovata a pensare che, con un quarto di secolo alle spalle, potrei essere arrivata ad un terzo della mia vita vissuta. Tutti noi facciamo piani per il futuro, ma l’incentivo più grande che ci permette di agire è il sentire l’urgenza che qualcosa vada fatto. I giorni passano, il tempo scorre, ma cosa ho intenzione di farne io?

Dicono che le persone che hanno un peso nella nostra vita ci ispirino a cambiare. A me è successa la stessa cosa leggendo il libro di Francesco Grandis, in arte Wandering Will. Il motore che ha fatto scattare in me l’urgenza di vivere è stato il rendermi conto di quante cose più o meno consapevolmente rimandiamo giorno dopo giorno, di quanto poco siamo disposti a dire basta a situazioni che non ci soddisfano, ma cerchiamo di assimilarci e adattarci per star bene in società. E finiamo con l’accantonare i nostri sogni.

Sapete cosa c’è? Che ho molto l’impressione che le persone si preoccupino più di programmare il futuro che di vivere il presente. Dà molta sicurezza pensare che il momento per prendere decisioni arriverà, che stiamo vivendo una vita normale e facendo qualcosa di socialmente condiviso e sensato (che sia studiare o lavorare), aiutando i noi stessi di domani a vivere meglio. Ma come la mettiamo con la vita che facciamo oggi? Quanta gente sento parlare del domani come del giorno in cui le cose si risolveranno: basta pazientare e tenere duro, tanto c’è tempo per tutto. E anche se così non fosse, non è poi mica la fine del mondo: siamo comunque in grado di sopravvivere e dopotutto ci sono cose che contano di più, come gli affetti e la salute.

Vi dico una cosa: ogni uomo è il solo responsabile di ciò che decide di fare della propria vita, in primo luogo nei confronti di se stesso. Il mettere davanti gli interessi altrui è solo una pallida scusa per non guardare cosa stiamo facendo del nostro tempo, per lasciarci vivere senza dover decidere.

In realtà sei tu a poterti e doverti migliorare, stimolare e spingere avanti: non puoi certo aspettarti che un giorno accada improvvisamente qualcosa di magico che ti indirizzi la vita sui binari che hai sempre sognato, perchè questo non succederà. E’ vero che dobbiamo poter riconoscere e valutare gli stimoli e le occasioni che arrivano dal nostro ambiente, ma non dimentichiamo che siamo noi a doverci creare i mezzi per cambiare.

Al tempo stesso “nessun uomo è un’isola”: ci sono molte più vie di quelle di cui siamo consapevoli e che ci vengono date pronte come modelli. Anche se potrà apparire meno battuta o più isolata del solito, la nostra strada è destinata ad incrociarne molte altre. Potrai aver iniziato il cammino senza sapere bene dove sei diretto, ma il confronto con gli altri viaggiatori non solo è inevitabile, ma è anche sempre molto proficuo.

Sveglia ragazzi! Il tempo che vi giocate come le fish al poker vi sta scivolando tra le dita. Sul domani non abbiamo modo di agire, se non quando diventerà un oggi, un momento presente. Ma se iniziate a proiettare le vostre attese e speranze in un futuro in cui finite col non agire mai, allora avete perso la scommessa in partenza. E vi parlo da persona piena di dubbi e incertezze.

Perchè in fondo sono una vigliacca: non agisco se non quando sono costretta dalle circostanze. Ho imparato a conoscermi e so di avere bisogno di forti spinte motivazionali per tenermi in pista: il bello è che ora che l’ho capito posso provvedere io stessa non solo a disciplinarmi, ma a mettermi in condizioni tali che mi costringano ad agire. Avevo non poca strizza il giorno in cui sono partita per la Cina, ma ormai la frittata era fatta e non avevo scelta.

In realtà una scelta c’è sempre, ma mi ero messa volutamente nelle condizioni di dover partire, l’avevo deciso per me molto tempo prima. E così è stato! Ora sono davvero felice di aver vissuto questa avventura!

Sono finalmente giunta al termine del mio percorso di studi e le voci intorno a me non fanno altro che spingere il mio cammino verso la ricerca di un buon lavoro, una posizione stabile che mi permetta di costruire le basi per il mio futuro. E’ logico e probabilmente auspicabile, ma se non fosse quello che sento giusto per me ora?

Arrivo ad un punto di svolta nella mia vita e mai come adesso sento di avere a disposizione l’opportunità di dare spazio ai miei veri interessi. Sono ad un crocevia e posso guardarmi intorno per decidere su quale sentiero indirizzare i miei passi. Non sarebbe un peccato prendere una via semplicemente perchè è la più battuta? Se mi guardo alle spalle vedo tanta strada percorsa, una strada che ora conosco, che mi ha fatto capire di cosa sono capace e dato la grinta per seguire i miei stimoli.

Se squadra che vince non si cambia, voglio ritentare lo stesso stratagemma che ho messo a punto per andare in Cina: all’epoca tutti sapevano che sarei partita e la cosa è subito divenuta notizia nel mio piccolo paese. Ora che ho addirittura un piccolo seguito sul web ho anche una responsabilità nei confronti dei miei lettori e sono vincolata dalle aspettative che creo.

Per cui eccovi uno spoiler: il prossimo anno ho intenzione di partire per l’America Latina, mollando tutto e andando ad esplorare alcuni posti che mi affascinano. Possibilmente con un biglietto di sola andata e cercando di rimanere on the road quanto più a lungo le mie finanze me lo permetteranno. Sulla meta che ho deciso preferisco tenervi sulle spine ancora per un po’, ma con questo il dado è tratto! 😉

“La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più grande è che noi siamo potenti al di là di ogni misura.
È la nostra luce, non il nostro buio ciò che ci spaventa.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, magnifico, pieno di talento, favoloso?”
In realtà, chi sei tu per non esserlo? Tu sei un figlio dell’universo.
Il tuo giocare a sminuirti non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nel rimpicciolirsi in modo che gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Noi siamo fatti per risplendere come fanno i bambini.
Noi siamo fatti per rendere manifesta la gloria dell’universo che è in noi.
Non solo in alcuni di noi, è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, noi, inconsciamente,
diamo alle altre persone il permesso di fare la stessa cosa.
Quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”

(Nelson Mandela)

Ora non ho più paura di non riuscire, ma piuttosto di non averci almeno provato.

Autore: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi. Attualmente in: Nicaragua

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