Cracovia in mezza giornata: si può?

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Più che una domanda è un grido di indignazione: è mai possibile che per visitare una città si faccia un tour de force solo per poter dire che ci si è stati? Non solo questa è una scelta alle volte obbligata, bensì è una cosa più che comune: si fanno piani, si cercano percorsi che tocchino le varie highlights, fino ad arrivare a considerare addirittura tempo sprecato restare “troppo” in un posto. Chiaro, ci sono le spese di permanenza, ma non consideratele, perchè qui sto parlando di ben altro.

Mi viene in mente quando un anno fa stavo organizzando un viaggio a Taiwan con due amiche cinesi e ho presto realizzato che entrambe ritenevano superfluo fermarsi in ogni dove ad eccezione di Taipei per più di un giorno, pensando magari di poter accorpare la visita di due città, dedicandovi mezza giornata ciascuna. D’accordo che le occasioni vanno colte, ma non sono mai riuscita a staccarmi dall’idea che i viaggi toccata-e-fuga non dimostrino un reale interesse nel conoscere i luoghi, se non quello di farcisi un paio di foto e aggiungerli alla lista dei posti visitati nella vita.

Questo finchè non ci sono cascata anche io! Perchè per cause fortuite ho avuto il piacere di provare tutto il contrario!

Gli ingredienti di questa storia sono: un ostello appena fuori dal centro storico di Cracovia, popolato da un’orda di studenti francesi in gita scolastica; una mezza giornata libera tra pomeriggio e mattina successiva; un paio di amici locals gentili e volenterosi che ne sanno a pacchi sulla loro città.

Sono arrivata a Cracovia nel primo pomeriggio, che è presto diventato tardo quando non sono riuscita a prendere l’autobus dalla stazione perchè nè il conducente nè la macchinetta dei biglietti hanno voluto accettare le mie banconote di grosso taglio fresche di cambio. Dopo aver armeggiato inutilmente con la seconda e aver annoiato tutti i turisti alla fermata in cerca di change, riesco ad ottenere il ticket per la mia corsa, che mi fa arrivare in centro dopo una gimcana tra strade di campagna e viottoli super affollati, che ti chiedi perchè lo shuttle aeroportuale debba passare proprio per di lì.

IMG_20160428_175516In città mi aspetta già da subito un’amica, che si è offerta gentilmente di farmi conoscere il centro storico e dalla quale scopro presto che ci tiene davvero che io veda tutto il possibile. Ci mettiamo in cammino, le distanze a Cracovia si coprono bene a piedi: passiamo per la piazza principale, facciamo una scappata nella Basilica di Santa Maria e attraversiamo la piazza del mercato per dirigerci al Chimera, un localino luminoso che offre cibo fusion e che ha l’aspetto di una piccola serra. Usciamo, recuperiamo una cioccolata calda dal bar di un certo cantante polacco e ci indirizziamo verso il castello del Wawel.

Già dalla visita alla piazza mi rendo conto che Cracovia ha un patrimonio di storie e leggende da fare invidia ad un libro di favole. Da quella del trombettiere, ucciso durante la sua ronda sulla torre della basilica, perchè stava avvisando dell’arrivo degli invasori in città, e il cui canto spezzato viene oggi ripetuto dai quattro angoli della torre ogni ora; a quella del drago che popolava i sotterranei del castello e mieteva le sue vittime nel circondario, finchè un ragazzo si ingegnò rifilandogli da mangiare un agnello imbottito di zolfo. Da lì al drago venne una gran sete e bevve così tanto dalle acque del fiume che esplose. Il ragazzo ottenne poi in cambio di poter avere in sposa la figlia del re. La statua del drago si trova ora al di fuori del castello, vicino alla riva del fiume sottostante.

Seguiamo il corso del Vistola e non contente della visita ai monumenti in centro ci avviamo verso il quartiere ebraico: una passeggiata veloce, incrociando gli sguardi tra i passanti e le case, cercando di farci un’idea del tempo che lo vide ergersi chiuso a ghetto nelle sue stesse mura. Poi, dato che giriamo in tondo, ritorniamo presto sui nostri passi, ma è già passato il tramonto e le strade e i palazzi del centro acquistano un fascino diverso nella notte. Passiamo a piedi per i giardini che corrono lungo la linea delle antiche mura, alla ricerca di un bar che non sia così affollato: così imparo che il giovedì è la serata degli studenti a Cracovia (me ne ricorderò quando in camerata in ostello andrò a letto da sola già ad orario non proprio ortodosso, per sentirmi svegliare dall’ingresso dei miei vicini solo verso le 6 del mattino).

La nostra scelta cade su un ristorantino in una delle vie principali, dall’atmosfera accogliente e dall’arredamento che mi stuzzica: uno scaffale di libri e un soppalco con un pianoforte per la musica live. Brindiamo con una birra bruna al degno coronamento del breve, intenso pomeriggio passato a gironzolare  in città.

Il mio programma il mattino dopo era se possibile non meno concentrato: avrei incontrato un secondo amico un paio d’ore per un caffè, ripreso lo zaino e sarei ripartita per un lungo viaggio alla volta di Głogow, per presenziare ad un matrimonio. L’ultima cosa che mi aspettavo era di finire in un delizioso, piccolo bar sul tetto di una scuola di musica ai margini del centro storico. Più belli della vista sono stati solo il tempo e le storie che ci siamo scambiati, sulla città, le nostre vite e il nostro futuro vagabondo.

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Che conclusioni voglio trarre da questa avventura? Non credo di aver visto tutto il possibile a Cracovia, ci mancherebbe: si tratta peraltro di un’etichetta che non mi piace adoperare per nessuna località, turistica o meno che sia. Ma l’aver imparato qualcosa e visto e provato così tanto in un lasso di tempo così ristretto mi ha fatto apprezzare anche la fatidica toccata-e-fuga.

Il trucco in realtà, se non l’avete ancora capito, è guardare le cose con gli occhi di un insider: fatevi amici all’estero e mantenete i contatti. Saranno riferimenti preziosi quando viaggiate.

Grazie ai miei accompagnatori, che mi hanno dato più di quanto potessi chiedere.

Author: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi.

2 Replies to “Cracovia in mezza giornata: si può?

  1. Visitare una città in così poco tempo è difficile, ma è anche vero che sarebbe un vero peccato non approfittare di fare un bel giro quando si è anche solo di passaggio! A me è capitato durante l’Inter Rail di fare delle “toccate e fuga” laddove dovevo cambiare treno, e in generale preferisco di gran lunga un piccolo assaggio di un posto nuovo piuttosto che stare ferma in stazione o in hotel ad aspettare la vera meta. Senza alcuna pretesa! 🙂

    1. E’più che giusto!In effetti non avevo nessuna pretesa o aspettativa per la mezza giornata che avevo da passare in città, tutto di guadagnato!
      Anche a me è capitato di fermarmi in un posto per poche ore sulla strada per qualche altra località ed effettivamente è sempre meglio muoversi 😉

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