7 declinazioni del verbo “viaggiare”

Più volte mi sono soffermata sulla differenza tra due termini, che credevo sostanziale. Viaggiatore l’uno, turista l’altro. Se siete familiari con questa fantomatica distinzione, allora saprete che il turista viene inteso come colui che si prenota la classica vacanza, magari in agenzia di viaggi: va, fotografa, compra souvenirs e torna a casa, orgoglioso di poter mostrare agli amici ciò che ha visto. Nell’immaginario collettivo il viaggiatore è invece concepito come un vagabondo, bazzicatore di ostelli e luoghi da strada, che parte da casa per tornare forse mai più, con un enorme zaino in spalla e pochi soldi in tasca.

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Ora vi dico ciò che secondo me fanno entrambi: si spostano con una meta più o meno definita, con scadenze di soggiorno più o meno lunghe, ma sono probabilmente animati dalla stessa ricerca di aria nuova e distacco dal mondo che ci circonda quotidianamente. Chiaro esistono infinite gradazioni di comfort e adattabilità in viaggio, e ognuno di noi parte e soggiorna in base ai propri standard e al bugdet che ha a disposizione. C’è chi le proprie finanze le investe in comodità e lusso, e chi le soppesa per rendere il viaggio più lungo.

IMG_7474Io sono un po’ entrambi: ci sono posti in cui faccio  volentieri anche turismo, ad esempio nelle grandi città. Qui è infatti relativamente più facile finire con l’andare in giro cercando di toccare le mete di interesse collettivo, passando per i luoghi per cui un posto è rinomato. Visite, foto e (immancabile nel mio caso) assaggi di cibo locale. Non mi vanto di essere una viaggiatrice che ha fatto esperienze estreme, ma girando ho senz’altro conosciuto gente che ha condiviso con me mirabolanti racconti di vita sulla strada.

Per me ci sono infinite ragioni che possono spingere a fare una valigia/ uno zaino / riempire le sacche di una motocicletta / caricare i propri averi a dorso di mulo e partire, così come svariati modi di intendere un viaggio. Negli ultimi anni ho vissuto in paesi molto diversi (Italia, Germania e Cina) e nonostante abbia messo radici per un po’ in ognuno di essi, ho sempre cercato di cogliere le occasioni che mi si presentavano per partire (andando a trovare amici all’estero o semplicemente girando, da sola o in compagnia) o di crearmene io stessa. Ecco ciò che trovo più stimolante nella prospettiva di staccare dalla routine e ripartire, ciò che mi spinge a cercare di vedere con i miei occhi nuovi angoli di mondo e lasciarmi affascinare da meraviglie sconosciute. Per me viaggiare è sinonimo di:

1) Vivere: il viaggio è un momento in cui per vari motivi si sceglie di fare una pausa, di allontanarsi dal proprio mondo alla ricerca di qualcosa. Il valore che do al viaggio è l’opportunità di potersi godere la vita, nel significato più primordiale e autentico del termine: meno valore alla materialità, alla civilizzazione e ai cardini della tradizione (festività, ricorrenze e obblighi che ci legano: regali, cortesie verso il prossimo).  Il tutto senza dimenticarne il valore, ma riuscendo a svincolarsene o smettendo di sentirli come un obbligo.

2) Conoscersi: torno al punto precedente in cui parlo del distanziarsi dalle abitudini frutto della nostra cultura di origine e dai modi di fare condivisi. Non vuol dire affatto abbandonarli, ma renderli elastici, adattarli all’ambiente in cui ci troviamo, ma soprattutto rendersi conto di quanto siano relativi. Capire cosa ci rende quello che siamo è un ottimo punto per renderci conto di come realmente ci presentiamo e come forse vorremmo essere, nonchè per iniziare a lavorare sulla nostra idea di vita. Viaggiare è un modo per crearsi un nuovo inizio e soprattutto per sviluppare sensibilità verso chi ha un background culturale diverso dal nostro.

Quando incontriamo qualcuno in un paese straniero (sebbene non si viaggi solo lontano, ma anche stando vicino a casa) possiamo fare esperienza di comportamenti, aspettative, modi di pensare che  non sono uguali ai nostri. Per questo conviene spogliarsi di abitudini e pregiudizi, ed essere pronti ad accogliere nuovi concetti sulle realtà che esploriamo.

3) Emozionarsi: suonerà come l’acqua calda forse, ma un viaggio regala davvero emozioni. Che siate in solitaria (cosa cui pochi si attentano, ma che offre molti spunti di crescita ed è tutt’altro che noioso) o in compagnia, viaggiare apre nuovi orizzonti, anche solo se si tratta di andare in cerca di panorami mozzafiato. Qui voglio ribadire il fatto che per viaggiare è sufficiente uscire dalla porta di casa: basterebbe anche solo esplorare nuove zone nei vostri dintorni e rimanere in Italia, nel vostro circondario. E’ lo spirito con cui ci si approccia a queste scoperte che conta, e la curiosità che spinge a conoscere il mondo in cui viviamo, sia esso vicino o lontano.

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4) Imparare: dalle brutte esperienze, ma ovviamente anche dalle belle, si possono trarre utili lezioni di vita. Questo non è un semplice stereotipo, bensì un dato di fatto. Dalla miniera di racconti di (dis)avventure da condividere con gli amici (di persona o sul web), allo sviluppo di un nuovo modo di affrontare la quotidianità: vedere il nuovo come opportunità e iniziare a dare valore alle proprie scelte, perchè sono queste che in varia misura cambieranno il nostro quotidiano e pian piano anche la nostra vita.

5) Cambiare: quando sono partita ero convinta che sarei tornata diversa. Certi cambiamenti sono prevedibili, altri no. Ad esempio, avevo sì messo in conto che la mia dieta sarebbe cambiata, ma non pensavo di trovare cibo così buono o sviluppare un così grande appetito per le cucine straniere. Di per contro, ora ho però difficoltà a convivere con certe tendenze della cultura italiana, come l’importanza e l’ostentazione di certi beni materiali, o come il conservatorismo, che poco lascia muovere la nostra società verso un futuro che altrove in Europa è già arrivato.

6) Mettersi alla prova: ogni viaggio presenta delle sfide: una cultura diversa, cibo nuovo e potenzialmente scrauso, lingue e abitudini che inizialmente non vi saranno familiari, se non magari incomprensibili. Sta a voi riconoscerle e vedere se accettarle. Il fatto stesso di trovarsi oltre la nostra zona di comfort fa scattare un istinto di sopravvivenza che mette i sensi all’erta. Non abbiate però paura di mettervi in gioco, un viaggio regala sempre qualcosa. È un’esperienza che fa crescere.

7) Creare: davvero? Alla grande! Il mondo è pieno di possibilità e non è stando a casa che ce ne accorgeremo!In giro (o anche dietro casa 😉 ), vuoi per diletto o per necessità, si possono creare legami importanti, opportunità per una carriera futura, occasioni di guadagno date da un’idea che magari avrete condiviso con il vostro compagno di aereo o di stanza in ostello.

La parola d’ordine è: muovetevi! Leggete, informatevi e andate! Che sia un giorno o un anno, partire è una condizione mentale che scatena un putiferio molto prolifico nella vostra testa. Se non siete amanti dei viaggi, alla peggio avrete guadagnato un po’ di sana conoscenza del mondo: non può dire di conoscerlo chi non ha mai guardato oltre il proprio orizzonte.

Autore: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi. Attualmente in: Nicaragua

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