Le migliori domande da poter fare a un viaggiatore

Se prendessi 1€ per ogni volta che mi han chiamato “cinesina”, probabilmente avrei già un volo pagato per tornare in Cina.

IMG_2375Ci sono domande che per forza di cose assillano chi torna da un lungo soggiorno all’estero: naturale certo, peccato però che il modo di approcciarsi ai viaggi sia spesso superficiale, meschino regno dello small talk. Qui vi riporto le domande clou che mi hanno tartassato al rientro in Italia, seguite dai miei personali suggerimenti su cosa effettivamente poter chiedere a chi torna da un viaggio (domande che credo non faticherete a trovare  più interessanti 😉 ).

1) “Com’è andata?”: caro il mio interlocutore, qua ce ne sarebbe da dire! Pensa che ho scritto un articolo intero solo per cercare di rispondere a una domanda simile! Purtroppo però, per ovviare al fatto che il più delle volte mi trovo lo stesso a dover dare risposte brevi, ho deciso di fissare alcuni punti da cui poi di solito attingo per descrivere il mio anno di vita in Cina.

– innanzitutto è stata un’esperienza potente: non trovo ancora parole migliori per descrivere lo scombussolamento e l’incredibile potenziale che quest’anno all’estero ha portato nella mia vita;

– ci sono stati alti e bassi: non è ovviamente andato tutto rose e fiori (ci mancherebbe), come ben sa chi ha letto dell’organizzazione cinese, della burocrazia, nonché delle mie storie di traslochi. Fortunatamente però il buon cibo non mi è mancato neanche dall’altra parte del mondo 😉

– sono nel complesso soddisfatta: credo che quest’anno mi abbia regalato enormi opportunità per il futuro e aiutato ad imparare moltissimo sulla vita e su me stessa. Non ho ancora trovato la mia strada, ma ciò non toglie che questo viaggio mi abbia dato un enorme aiuto nel fare luce sul cammino che ho davanti e nell’ampliare l’orizzonte delle mie possibilità e speranze per l’avvenire.

2) “È stata una bella esperienza?”: dimmi ora in tutta sincerità se ti aspetti che ti dica di no. A volte mi piacerebbe avere la sfacciataggine di poter mentire spudoratamente, solo per vedere come la gente reagirebbe nel sentirsi rispondere tutt’altro. Intendiamoci, mi lusinga l’interesse altrui, ma resto sempre piuttosto intollerante verso le domande di circostanza.

Certamente lo è stata: e ne avrei per mesi da raccontare, solo che mi imbarazza attaccare una pezza eterna al mio interlocutore, se la domanda di partenza in fondo prevedeva solo una risposta sì/no. Sono dell’idea che i quesiti più interessanti siano quelli dove si chiede il parere di qualcuno: quali possono essere le difficoltà dell’adattamento in un paese culturalmente e geograficamente lontano, qual è qualità della vita, come sono le persone, e così via.

Questo è un trucco che uso anche per fare amicizia, e credetemi, una persona si inquadra meglio se invece di chiederle dei fatti le chiedete un’opinione 😉

3) “Allora?”: una delle esclamazioni che considero più irritanti, perché non ne capisco il senso. Di solito mi limito a replicare con un “Eh?” incerto.  Vuoi che ti sciorini una storia a caso dal mio repertorio consolidato di avventure (se avrai poca fortuna amico mio ti toccherà sentire di come sono fatti certi bagni in Cina) o che ti scodelli un riassunto delle mie ultime ventiquattro ore come viene viene? Per lo più chi se ne esce così si rifugia dietro al “Allora cosa mi racconti?”, forse non ben conscio di quanto sia difficile riesumare materiale narrativo tra i trascorsi di un lungo viaggio.

4) “Quando riparti?”: ora vi prego, aiutatemi a capire secondo che logica la gente si aspetti che una persona appena tornata da un soggiorno estero abbia già le valigie fatte per ripartire. Che nel mio caso in realtà non è troppo lontano dal vero, ma si tratta di una fatalità degli ultimi due anni 😛 Qualcuno si interessa anche del paese in questione eventualmente, altri invece sembrano tranquillizzati solo dal fatto che si sia finalmente a casa, meglio se il più a lungo possibile.

Ora faccio appello a tutti voi, che per un motivo o per l’altro siete partiti e tornati, non importa per dove o per quanto: escludendo la normale vacanza, per cui le domande di circostanza fioccano e il soggiorno semmai non offre troppo di che discutere, ditemi se non vi siete sentiti rivolgere le solite domande melense. Cos’è che interessa a chi è rimasto a casa?

La gente ci tiene a sapere i fatti: quanto vi fermerete ancora nel tal posto e quanto ancora potrete vedervi, ma pochi si addentrano in tematiche più profonde. Credo che chi non sia mai stato via, o al di fuori delle cosiddette “ferie”, abbia per forza di cose una prospettiva diversa da chi viaggia a lungo termine o si trasferisce all’estero: non tuti viaggiano facendo i turisti. Di seguito vi dò un paio di suggerimenti su strade alternative da imboccare per ovviare al solito small talk 😉 Ai viaggiatori che conoscete chiedete qual è / se:

1) la persona più stravagante che hai incontrato: viaggiando si fanno spesso incontri interessanti, a volte si ha il tempo di conoscersi, a volte invece sono due chiacchiere e via. Il tipo che mi è rimasto più impresso tra tutta la gente che ho conosciuto in giro è sicuramente un ragazzo, tale Skydargos o qualcosa del genere, tedesco di origine, ma capace di conversare in mandarino e cantonese come un nativo. Questo tipo era alle prese con un originalissimo, forse non del tutto insensato progetto di tradurre il tedesco in termini cantonesi (paragonando espressioni dal significato simile e dalla pronuncia più o meno similare nelle due lingue), e in più andava farneticando di non so quale teoria sui buchi neri, prima che staccassi la spina e lo lasciassi ciarlare oltre col suo vicino.

2) il cibo più buono, più esotico o più disgustoso che hai mangiato: la gente ancora mi guarda con tanto d’occhi quando dico di aver mangiato la zuppa di serpente. Che oltre ad essere buona, non è davvero la cosa più repellente che mi sia capitato di mangiare. Scarafaggi fuori questione: ma non avevo certo l’acquolina in bocca quando ho provato la zuppa d’ossa o la pelle d’anatra laccata, anche se entrambe si sono poi rivelate più che commestibili.

3) “ti vedi uguale a come sei partito?” : le esperienze che facciamo ci cambiano e ci rendono ciò che siamo. Per chi ha dimestichezza con i soggiorni all’estero suggerisco la domanda più diretta stile intervento-a-gamba-tesa, del tipo: “come ti ha cambiato questo viaggio?”. Abitudini prese, perse, modi di fare con le persone e di gestire la quotidianità rivisitate e aspettative culturali rimescolate, che vanno riviste ogni volta che si cambia paese, e che non evitano alle volte pessime figure, tipiche di chi si deve ancora riadattare ad un certo ambiente.

Io credo di essere più sicura di me con un anno in Oriente alle spalle e di aver forse preso un po’ dal modo di fare dei miei colleghi tedeschi 😛

4) “un’esperienza nuova che hai provato?”: mi sono data agli sport d’acqua e ai viaggi zaino in spalla, anche da sola. Mi sono cimentata nel jet ski, kayak e rafting, senza che fossero cose estreme, ma senz’altro già oltre ciò che mi concedo durante una normale vacanza. Oltre a ciò, mettermi in strada senza compagnia in un nuovo paese (con le dovute preacuzioni e l’organizzazione del caso) è stato motivo per provare a me stessa che avrei potuto farcela e per regalarmi nuovi orizzonti di libertà.

5) l’avventura più grande che hai vissuto o che hai sentito raccontare: resto sempre sbalordita da quanta gente sia letteralmente in cammino per il mondo. Un giorno in un ostello ad Urumqi incontrai un ragazzo tedesco, Lukas, che era arrivato lì dopo cinque mesi di viaggio. Partito dalla Germania centrale, il suo obiettivo era il Vietnam. La particolarità? Tutta la strada l’aveva percorsa in autostop, senza per forza conoscere le lingue dei paesi che aveva attraversato, ma andando avanti guidato da incontri e persone che lo hanno aiutato lungo il suo cammino.

L’avventura per me è stata il viaggio in sè: che non mi riesce e non mi va di riassumere in due battute per chi ha voglia di ascoltare. Se volete scavare a fondo nelle esperienze di chi ha visto mondi lontani, o anche semplicemente diversi, allora non fermatevi ai luoghi comuni e alle domande semplici. Mettete pure i viaggiatori in difficoltà 😉

 

 

Autore: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi. Attualmente in: Nicaragua

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