Cose che ho imparato dopo un anno in Cina

Tiriamo le somme? In realtà no. Non credo che l’essenza di un’esperienza sia da misurare in qualità del risultato. Sono invece molto più convinta che un senso glielo abbia dato tutto ciò che c’è stato in mezzo e che in un modo o nell’altro ha contribuito a fare di me, che l’ho vissuta, la persona che sono ora.

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Non prendetelo come un elenco dei risultati che ho raggiunto alla fine di questo viaggio. Io lo vedo piuttosto come un insieme delle cose che ho realizzato (interiormente) vivendo qui, che hanno cambiato la mia visione del mondo e il mio modo di approcciarmi alle persone e un po’ anche alla vita.

1) L’essere flessibile: se avete già letto qualcuno dei miei articoli, vi sarà ormai chiaro che senza un’impostazione mentale “flexibility: mode ON” in Cina non si va molto lontano. Ho l’impressione che in Italia l’essere flessibili equivalga a non avere piani ben definiti e non sia perciò visto di buon occhio. In realtà la flessibilità è una qualità da non sottovalutare: se da una lato lascia sì aperte molte strade, dall’altro abitua una persona a gestire il proprio tempo vedendolo come ricco di alternative, e rende capaci di sfruttare gli imprevisti a proprio favore, accogliendoli come opportunità.

Essere flessibili tuttavia non vuol dire mancare di iniziativa o essere poco determinati! Vi faccio un esempio. Personalmente mi aiuta molto avere una lista scritta delle cose che devo sbrigare entro un certo lasso di tempo. A volte si tratta anche solo di cose tipo “bucato” o “fare la spesa”: di ognuna cerco di farne come dei pezzi di un puzzle, che mi incastro di volta in volta nella giornata a seconda di come meglio si presenta la situazione al momento. Se per qualche motivo non mi riesce di portare a termine qualcosa nei termini prefissati (fin troppo spesso è il caso) cerco di colmare i vuoti man mano, incastrando ciò che mi rimane da fare nelle successive lacune di tempo, che se non si presentano starà a me crearmi. Con dei limiti di tempo e delle scadenze da me definiti. Ma questo non significa che non abbia idea di cosa voglio fare: sono semplicemente pronta a sfruttare la piega degli eventi 😉

2) Contrattare per comprare la merce: in questo ho scoperto un mondo nuovo. Da italiana media, che mostra già un po’ di reticenza se si tratta di chiedere uno sconto ad un commerciante, l’idea di dover mercanteggiare per fissare un nuovo prezzo alla merce suona un po’ pretenziosa. Ma qui il cliente fa il suo interesse, così come il venditore il proprio, specie si trova davanti un acquirente straniero. I foreigners sono visti come i ricconi di passaggio: per questo molti commercianti alzano effettivamente i prezzi nei confronti di chi secondo loro “se lo può permettere”.

3) La privacy non è un concetto ovvio: arrivando a sfiorare i limiti della mia sfera personale, sono arrivata anche a conoscerli meglio. L’essere abituati a vivere in una realtà che ci garantisce uno spazio nostro, con dei diritti annessi, fa sì che in un contesto estraneo ci si senta violati quando all’improvviso non sussistono più le stesse condizioni. Certo nasciamo tutti con gli stessi bisogni, ma crescendo sviluppiamo istinti diversi: ad esempio, in un ambiente che non educa alla vergogna del proprio corpo non meraviglia più di tanto il fatto che le signore cinesi al bagno spesso e volentieri non chiudano la porta. D’accordo, in realtà meraviglia eccome, ma solo perché la percezione che ne abbiamo è diametralmente opposta a quella della nostra cultura.

4) La differenza tra pulizia ed igiene: pulito è ciò che non sembra sporco, igienizzato è ciò che pulito lo è davvero. In Cina raramente ho incontrato tracce di igiene, ma questo in fondo è andato a vantaggio delle mie difese immunitarie (per dirla come l’ha detta un amico, con questo stomaco potrei andare praticamente ovunque).

5) Gestire diverse aspettative culturali: durante quest’anno in Cina i miei compagni d’avventure sono stati sia cinesi che tedeschi. Una combinazione dovuta al mio corso di studi, che ha messo insieme due culture che, a volte mi dico, più lontane di così non potevano essere. Fare programmi insieme, scambiarsi favori e coltivare rapporti è stato un viaggio alla scoperta di diverse aspettative, legate ai modi di fare che le persone “ereditano” con una certa cultura. Conoscermi, vedere da quale prospettiva avevano origine anche le mie scelte e metterle in discussione è stato un grande passo nella mia crescita personale.

6) Il valore del cambiamento: tutti noi abbiamo delle grandi potenzialità nascoste, bastano solo le giuste sfide a tirarle fuori! Non crediate di essere arrivati, non si finisce mai di imparare e di cambiare attraverso nuove, costruttive esperienze. Si cambia, inevitabilmente: e non siamo solo noi a cambiare, ma tutti intorno a noi. Magari solo con delle tempistiche diverse, a seconda del ritmo di vita. La routine è killer della scoperta: un buon motivo per restare flessibili e mantenersi capaci di accogliere il cambiamento (vedi punto 1). Vi dirò, non solo si può cambiare, ma si deve. A volte il cambiamento viene cercato, a volte viene imposto. È semplicemente necessario cambiare per adattarsi a nuovi ritmi di vita o nuove vicissitudini. Non crederete di pensarla sempre allo stesso modo, ora come fra vent’anni? Anche solo un cambio di mentalità dovuto all’età che avanza implica cambiamento, e a questo (ve lo auguro) fanno seguito una serie di sogni, valori e priorità differenti, secondo le quali dovremmo cercare di reimpostare al meglio la bussola del nostro cammino.

7) Stabilire le mie priorità ed essere più sicura di me: trovarmi a tu per tu con i miei doveri di studentessa e i miei problemi quotidiani all’altro lato del mondo, senza un accidenti di manuale pronto all’uso su come venirne a capo, mi ha fatto tirare fuori la grinta. Da qui, complice una borsa di studio che mi ha concesso una certa sicurezza economica, quest’anno sono stata io l’artefice del mio percorso. Ho fissato quali erano per me le priorità cui attenermi per raggiungere i miei personali obiettivi e, più di ogni altra cosa, sono arrivata pian piano a capire quali fossero questi miei obiettivi. Di una cosa mi convinco sempre di più: senza voler togliere ai consigli di chi mi sta vicino, in fondo sono io a sapere cosa sia meglio per me. Perché questo determina la mia felicità e io sola posso dire in che cosa consiste. Per il momento (vedi punto 6), sono convinta che viaggiare sia ciò che mi offre più possibilità di crescere a livello personale e mi regala più emozioni, facendomi sentire di stare vivendo davvero. Vorrei poter cercare di fare di questo blog uno stimolo a proseguire su questa strada, e magari, in futuro, anche un mezzo per mantenermi, ma questa è un’altra storia 🙂

8) Il valore delle cose (oggetti): ho imparato in primis a diffidare della qualità dei prodotti in Cina e con ciò anche a dare meno valore alle cose. Perché, dopo un anno di lavatrici cinesi, anche le mie maglie e i miei pantaloni hanno iniziato a cedere. Ho cambiato più capi di guardaroba quest’anno che in una vita, con una velocità che ha reso difficile dare particolare valore a qualcosa, non sapendo come sarebbe sopravvissuto al lavaggio successivo. Le lavatrici in Cina lavano infatti a freddo e hanno una potenza di centrifuga devastante, che alla fine lascia i capi inestricabilmente annodati e, alle volte, pure coi buchi. A parte il discorso bucato, ho avuto l’occasione di viaggiare quasi regolarmente durante questo periodo, talvolta in luoghi non prettamente turistici. Al di là della destinazione in sé, ho scoperto l’importanza del viaggiare pratici e leggeri. Che senso ha portarsi tonnellate di vestiario col principio di mettersi in mostra, quando sei  in un villaggio sperduto tra i campi di riso, o di scarrozzare valigie ingombranti, quando hai in programma un viaggio a tappe, visitando una regione o un’isola? Insomma sono per l’imparare a distinguere ciò che è davvero utile: se la vita è un cammino, non vorrete portarvi dietro tanta zavorra no?

9) L’arte del backpacking: in realtà mi ci sto semplicemente avviando. Fare backpacking significa viaggiare con uno zaino. Un anno fa ho avuto la fortuna di imbattermi in questo zaino su Amazon, che straconsiglio perché, oltre ad avere le dimensioni di un bagaglio a mano, si presta anche a trasportare comodamente sulle spalle quanto basta per viaggi di media durata (una-due settimane, per persone adattabili e che stimano la praticità quando viaggiano). Per tratte più lunghe mi sto ancora allenando 😉

10) Scrivere un blog e gestire un sito internet: a volte penso, se mi fossi vista anche solo sei mesi fa a scrivere articoli per un blog, non avrei creduto ai miei occhi. Ma mi ci è voluto del tempo per accondiscendere ad un pensiero che mi è ronzato in testa sin dai primi mesi di permanenza in Cina, dove cercavo un modo per tenere nota delle mie esperienze e per farle conoscere. Metterle pubblicamente per iscritto sotto forma di storie ha significato un grande cambiamento e ha fatto sì che io stessa cominciassi a rifletterci più a fondo. A volte le cose che ci accadono ci sembrano ovvietà, ma quando viene il momento di trasmettere il nostro vissuto ad altri, allora vengono a mancare le parole per descriverlo. Come si suol dire, se siete in grado di spiegarvi, facendo capire una cosa a vostra nonna o ad un bambino di sei anni, allora l’avrete capita meglio anche a voi.

11) Il legame con la famiglia: non importa quanti amici rimarranno al tuo fianco e seguiranno le tue avventure all’estero, c’è chi a casa ti aspetta sempre. La famiglia in Italia è sempre pronta a riaccoglierti, attendendo con pazienza il tuo ritorno.

Autore: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi. Attualmente in: Nicaragua

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