Nomi cinesi

IMG_6199Per carattere e pronuncia, i nomi cinesi sono in genere incompatibili con quelli stranieri ed è perciò difficile poterli usare al di fuori della Cina. Motivo per cui i cinesi che si spostano all’estero per studio o lavoro di solito si danno o si fanno dare (da colleghi o insegnanti) un altro nome, che meglio si armonizzi con il loro ambiente di arrivo.

Ce ne sono diversi che pare vadano proprio di moda e sono davvero comuni, anche se paradossalmente non si trovano però altri che in Cina. Vedi Cherry, Echo, Apple, Happy, Sunny, nonché veri e propri nomi di animali (magari presi dal calendario cinese e semplicemente tradotti: Dragon, Tiger, Mouse, Rabbit), o abomini cui si stenta a credere alle proprie orecchie (tipo Satan, Devil o Jesus). C’è chi si è chiamato come un mese dell’anno e chi come un personaggio famoso, di fantasia o meno (da Robin Hood a Michael Schumacher).
Poi fortunatamente ce ne sono anche di più tranquilli (per non dire normali) quali Kate, Ruby, Allen o Johnson. Il nome non deve essere per forza inglese, di solito se ne sceglie uno che venga tendenzialmente usato nel paese di arrivo.

Di per contro, oltre ai nomi che i cinesi si danno all’estero, ci sono quelli che gli stranieri si attribuiscono quando vengono in Cina. Perché anche la controparte deve fare i conti col fatto che i cinesi non sono familiari con i nomi stranieri (se non si fosse già notato da come scelgono i propri nomi per l’estero). Ergo, per chi ha intenzione di vivere per qualche tempo in Cina o anche solo frequentare dei corsi di lingua, urge trovarsi un nome cinese.
Anche gli stranieri da soli non sono poi così in gamba in questo: darsi un nome cinese non significa, come spesso succede, traslitterare il proprio nome per farlo suonare come pronunciato da un cinese. Perché poi si arriva a nomi chilometrici, dato che ogni sillaba viene scomposta e a volte raddoppiata per risultare pronunciabile in cinese.

Un esempio, a mio parere sbagliato, è la traslitterazione del nome Giulia come You-Li-Ya o Erica come Ai-Li-Ka. Oltre che dimostrare scarsa conoscenza della cultura cinese, non avete lasciato spazio per il cognome.

I veri nomi autoctoni sono invece di un massimo di tre sillabe e un minimo di due, dove in entrambi in casi è già incluso anche il cognome. Il nominativo cinese prevede infatti una sillaba per il cognome, seguite da una o due per il nome. Su questa base ci si può sbizzarrire e tradurre il proprio nome straniero in una grande varietà di modi diversi. Se poi il nome suona come un vero nome cinese, tanto meglio 😉

Author: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi.

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