Le 10 cose che non vedrete della Cina

marketplaceSignori. Signore. Pronti?

Le cose che della Cina non vedrete sono quelle che per amor di bontà o di decenza ho preferito non postare in formato foto. O che non sono riuscita, per svista o per ripudio, a carpire con uno scatto. Quelle che sì, magari dopo tanto mio lamentare sui problemi quotidiani e sulle mancanze di questo paese, avrete anche iniziato a immaginare.
Se così non fosse, poco male.

Ci sono cose che si possono scoprire solo abitando in un posto, fermandovisi e prendendo le abitudini di chi ci vive, addentrandosi in luoghi non sempre alla portata dell’occhio turistico.
Tranquilli, non sto per mettervi di fronte all’inferno in terra. A volte si tratta semplicemente della mia incapacità di registrare ogni cosa nuova in cui mi imbatto qui. Non sono ancora così cinese da avere sempre la macchina fotografica o il cellulare alla mano.

Ci sono cose che pur essendo incredibilmente uniche sono anche, inevitabilmente, tipiche di questa cultura. Tutto ciò proverò a descrivervelo per onore al vero, ma (per certe cose direi quasi “beati voi”) penso che non lo vedrete mai coi vostri occhi.

1) le toilette: turca, con immancabile a fianco un cestino per la carta igienica usata (se la si getta nella toilette tutte le volte si rischia l’intoppo) e se parliamo di quelle più tradizionali… zero separé. Facciamo che il resto ve lo immaginate dai.

2) i mercati di campagna: dove pare che gli animali vengano macellati sul posto, anche se ho avuto il piacere di non assistervi. Ergo carne, interiora e sangue di animale un po’ ovunque.

3) i ristoranti “alla buona”: una fine etichetta con cui ho deciso di chiamare i ristoranti dei paesini che attirano i clienti con la prospettiva della carne fresca. Da qui (penso io) l’abitudine di certi gestori di esporre animali macellati (tipo cosce di bue) o anche no (tipo un capretto intero) appesi all’ingresso dei loro locali. Da cui la carne viene chiaramente prelevata man mano che i clienti la ordinano, finché dell’animale o del taglio non rimane che la carcassa.

4) le chiazze grigie sui marciapiedi: più o meno ovunque si guardi per terra. Che non sono chewing-gum, ma sputi (la gente qui in giro ha quest’abitudine).

5) il cielo di Pechino nei giorni no: più che il cielo basta anche solo l’aria ad altezza naso. Le app “Beijing air quality” e affini sono un must da consultare prima di uscire di casa. Dove se non hai il filtro per l’aria (un po’ un lusso) quella che respiri in stanza è in fin dei conti la stessa di fuori.

6) la TV cinese: i programmi televisivi sono spesso infarciti di cose pucciose, tipo animazioni sullo schermo, o sono la massima celebrazione dello show-off. Le serie TV invece pare che si dividano in tema “arti marziali” e stile “Beautiful”. E i loro effetti speciali sono a dir poco inguardabili.

7) le pulizie: gli uomini e le donne delle pulizie sono tra le persone più operose in Cina. Dai netturbini che scorrazzano giorno e notte per le strade, alla gente che regola il traffico di cotanta immondizia, lo sporco per strada viene continuamente rimosso. Anche se in fin dei conti poco e male. Non mi sono ancora voluta accertare di come vengano fatte le pulizie nel nostro dormitorio: c’è una sola signora ad occuparsi di tutto un piano e nel suo arsenale ho visto un solo spazzolone. E zero disinfettanti.

8) il look cinese: riuscissi a mettere insieme una gamma delle taccate che ho visto in giro finora su certi soggetti, non basterebbe per spiegare questo modo di vestire a chi non l’ha visto. Diciamo che il parametro del “saltar all’occhio” e dei colori sgargianti rende forse l’idea. I vestiti con le stoffe più disparate cucite insieme e i modelli più scoordinati vengono egregiamente accostati. Poi ci sono i pezzi unici: ricordo di un ragazzo che vidi in visita ad un tempio in babbucce di pelo grigie con brillantini e la testa di un peluche applicata sul dorso del piede.

9) il cinema: un’esperienza traumatica. Sarà che sono andata a vedere “Interstellar” (film facile) in lingua originale con sottotitoli in cinese, ma non fosse stato per qualche sparuta traduzione della mia vicina della trama non avrei capito un tubo. Complici gli effetti sonori spacca timpani, il cui volume andava ben oltre quello del parlato, e l’inglese sbiascicato di Matthew McConaughey, mi sono trovata a seguire i sottotitoli in cinese nella speranza di non bruciarmi tutta la storia.

10) il traffico: attraversare la strada in Cina è un’arte. O un attentato alla vita, dipende dai punti di vista. Anche lì, per credere bisogna cimentarcisi.

Autore: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi. Attualmente in: Nicaragua

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