Storie di traslochi in Cina

Oggi voglio raccontarvi delle strane circostanze che mi hanno portato a cambiare casa, o meglio stanza, per tre volte nel giro di circa 5 mesi.
La Cina è il paese dei rumours: tutti in qualche modo sanno qualcosa, ma in genere sempre e solo per sentito dire. Come le cose stiano veramente, a nessuno è dato saperlo.

E’ così che impariamo del nostro primo trasloco, con cinque giorni di anticipo sulla data in cui avremmo dovuto levare le tende. Gli studenti internazionali vengono fatti spostare dal loro studentato verso un dormitorio cinese, questo per lavori di ristrutturazione che devono assolutamente essere apportati nel primo.
Nel tramestio della sorpresa generale, tra gli studenti internazionali regna lo scontento tanto per l’ordinaria disorganizzazione cinese, quanto per il trovarsi davanti all’alternativa del mettersi a cercare casa da un giorno all’altro o accettare condizioni di vita ancora meno confortevoli.

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Un posto letto con armadio e scrivania

Noi propendiamo per l’ultima. Così facciamo su i nostri fagotti e lasciamo portare le nostre cose da un campus all’altro a bordo di un carrette un po’ sbilenche modello Ape Car, fortunatamente messe a disposizione dallo studentato per il trasloco. Con la promessa che in tre mesi potremo tornare a occupare le nostre vecchie stanze ci stabiliamo nello studentato cinese, in camere essenzialmente ancora doppie, ma dimezzate. Qui ci troviamo ad occupare uno spazio “a blocchi”, come si usa per gli studenti cinesi.

Iniziamo una più o meno difficile convivenza con le studentesse cinesi, ma quanto più con le loro condizioni di vita. Il livello di pulizia si abbassa ancora, anche se a far storcere il naso a molti foreigners sono più che altro le regole a cui devono sottostare gli studenti autoctoni, con cui viviamo sotto lo stesso tetto. Il dover pagare l’acqua calda e il trovarsi i cancelli chiusi a mezzanotte non garba a nessuno, così intraprendiamo una piccola azione di protesta per rivendicare qualche diritto in più.

Che siano state le lamentele degli studenti stranieri a innervosire il personale o un pessimo senso dell’umorismo da parte di quest’ultimo, fatto sta che il 30 dicembre ad alcuni estratti viene dato l’ordine di trasferirsi ancora per occupare un’altra stanza nello stesso studentato. Per la precisione già il giorno successivo, senza ulteriori spiegazioni sul perché o il per come.

La mattina di San Silvestro arriva la smentita e chi aveva già fatto i bagagli in tutta fretta è rimasto con le valigie fatte in attesa che succedesse qualcosa.
Il via definitivo è arrivato giusto una settimana dopo, dove stavolta tutti gli studenti stranieri, sempre da un giorno all’altro, vengono fatti spostare di stanza all’interno dello stesso studentato.
Una mossa che, due settimane prima dell’inizio delle ferie accademiche, con i cinesi che se ne sarebbero comunque andati a casa in massa per festeggiare il capodanno in famiglia, e gli stranieri che per la gran parte avrebbero fatto rientro in patria, ha avuto tanto senso quanto il farci trasferire poi nello studentato nuovo prima che fosse effettivamente finito.

Perchè anche questo è successo, ma ci arriviamo.

Dopo l’averci appunto fatto spostare per la seconda volta in una nuova ala del medesimo studentato cinese, per tenerci tutti uniti e col contentino di farci usare docce gratuite, rimaniamo nella nuova stanza per un mese e mezzo senza quasi disfare le valigie, aspettando il seguito.

Che arriva qualche giorno fa, quando, parlando per caso di altre faccende con una Ayi, imparo in prima persona che da lì a tre giorni avremmo potuto ritrasferirci nello nostro studentato internazionale, rinnovato a tempo di record. La signora mi chiede cortesemente se posso farlo sapere “ai miei compagni”, neanche li conoscessi tutti io gli studenti internazionali.

tumblr_inline_nklfkaFghb1to2s2uCi organizziamo. 28 febbraio, 8 di mattina, siamo pronti in reception con le valigie fatte. Qualcuno, prudente, decide di andare ad indagare sullo stato delle camere nuove e prelevare in anticipo le chiavi. Impariamo che le suddette chiavi non sono sotto il patrocinio di alcuna amministrazione e nessuno si sente in dovere di prendersene la responsabilità per aiutarci. L’importante è che lasciamo le nostre stanze e consegniamo le chiavi “vecchie”, prima di poterne ricevere delle nuove. Già mi vedo quella sera a dormire sotto un ponte per non essere riuscita a entrare nella mia nuova stanza. 10.30, deo gratias, spunta un ufficio che le chiavi le ha.

Facciamo il nostro ingresso nello studentato restaurato da una porta laterale, che quella principale è ancora chiusa per lavori in corso. Buon segno. Dovremo riprendere le nostre vecchie stanze al 5° piano, ma sono personalmente felice di riavere un po’ di tranquillità stando così in alto, nonché una vista privilegiata sulla torre della TV di Pechino.

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Ora potremo addirittura permetterci il lusso dell’ascensore, pubblicizzato come il vanto del nuovo dormitorio.
Nella polverosa desolazione della reception, tra i resti del materiale di lavoro ancora sparsi ovunque, intravedo una possibile addetta ai lavori.
Io: “Salve, senta dov’è l’ascensore?”
Ayi: “Di là, ma non è utilizzabile”
Io: “Eh, ma come??”
Ayi: “Qui non hanno ancora finito. L’ascensore è pronto, ma non hanno ancora attaccato la corrente”
Io: “Ah ok. Bè, quando sarà utilizzabile?”
Ayi: “Verso maggio”.

Ci paghiamo un furgoncino privato che ci scarrozzi i nostri bagagli oltre l’anello di circonvallazione che ci separa dal nostro vecchio studentato. Il tipo ci chiede un extra per “aiutarci” a portare le valigie fin su. Al diavolo, decidiamo di fare lavoro di squadra e via.

14.30, i miei bagagli sono in camera. La corrente non c’è, si sono dimenticati di attaccarla sul nostro piano. I condizionatori sono stati rimossi, forse li rimonteranno in tempo per le temperature estive di aprile. Abbiamo di nuovo la TV, ma il cavo penzola in mancanza di una presa a cui attaccarlo e il telecomando non è incluso. Il proposito TV si potrebbe quasi archiviare con le tende accatastateci sopra, che tanto non si appendono perché manca la sbarra cui agganciarle.

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Vista dall’ingresso la camera sembra appena uscita dal trattamento di imbianchini sbadati, che hanno ripassato le pareti, ma lasciando impronte di sporco sui muri e un velo di bianco ovunque altrove. L’impressione generale è quella di un edificio abbellito, ma non finito. Che nei bagni ci siano tubi aperti e macchie di silicone e sporco sullo specchio, nei lavandini e sulle pareti non compromette poi la loro funzionalità. In termini cinesi lo studentato si direbbe abitabile.

La prima doccia, tiepida, però, l’ho fatta solo oggi. E l’acqua calda pare sia già tornata a mancare.

Autore: Fiorella

Poliglotta e viaggiatrice improvvisata. Ho vissuto in Germania, Cina e Costa Rica. In questo blog racconto della mia vita a contatto con la cultura dei paesi in cui vivo, delle mie riflessioni ed avventure quotidiane e delle mie esperienze di viaggi. Attualmente in: Nicaragua

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